anteprima-articolo-boundaries-eva

E.V.A. Dal terremoto a un eco villaggio autocostruito. Ricostruzione di una comunità resiliente.

Arriviamo a L’Aquila un mese dopo il terremoto del 6 aprile 2009 con un carrello-tenda che sarà, per oltre un anno, il nostro studio e la nostra casa. Dopo alcune settimane e svariati incontri con assessori, sindaci, tecnici della Protezione Civile, cercando un’occasione per sviluppare un progetto partecipato con gli abitanti, incontriamo il comitato per la rinascita di Pescomaggiore, borgo di montagna e frazione de L’Aquila.

Pescomaggiore è uno dei centri che più hanno subito le conseguenze della lentezza del meccanismo dei soccorsi per quanto riguarda la pianificazione degli interventi di ricostruzione.

Perdere tutto, anche i semplici gesti quotidiani, è forse tra le peggiori conseguenze del terremoto, che rischia di aprire le porte a quella che può essere definita “l’industria dell’assistenza”. «L’emergenza è per antonomasia una sospensione della democrazia. Molta gente è in uno stato d’inerzia coatta, quando hai perso tutto, casa, lavoro. Che fai? Te ne stai nella tendopoli a giocare a carte e guardare la TV. La passivizzazione comporta anche una dipendenza, ti fa suddito dei favori e delle promesse, ti mette in ginocchio anche psicologicamente. È la seconda possibile reazione del cervello umano davanti all’emergenza. Però da quelle parti l’inverno è cattivo; il freddo, si sa, sveglia dal torpore. La cosa che più mi ha colpito è il sangue freddo: i piani sono lucidi, determinati, fatti (si direbbe) con calma, l’idea di una soluzione insieme, non individuale. “Se fosse successo solo a me, sarei stato solo”, dice uno dei partecipanti, “ma è successo a tutti, e ci si dà forza reciprocamente”. È l’altra risposta possibile della mente umana davanti all’emergenza: non la militarizzazione e il potere, non l’annichilimento passivo, ma la creatività e l’energia per provare strade nuove. L’uomo può essere meraviglioso, con risorse inventive sterminate, e quando si deve giocare il tutto per tutto, proprio allora, nelle situazioni più difficili e opprimenti, nascono le soluzioni più innovative ed evolutive».

Gli abitanti di Pescomaggiore volevano trovare un modo per rimanere nel loro paese, noi di B.A.G. – Beyond Architecture Group, guidato dagli architetti Paolo Robazza, Fabrizio Savini e Caleb Murray Burdeau – cercavamo chi volesse dare spazio alle nostre idee.

La necessità di disporre di alloggi temporanei ha spinto il comitato a cercare soluzioni autonome. Iniziamo quindi a lavorare alla soluzione progettuale, individuando le linee essenziali di E.V.A.: riconfigurare il rapporto professionista-cliente-costruttore attraverso un percorso partecipato e realizzare strutture a basso impatto ambientale in autocostruzione.

Il progetto ha messo in moto un meccanismo di solidarietà ad ampio raggio, con oltre 120 volontari provenienti da diverse nazioni europee che hanno partecipato direttamente ai lavori. Persone che, autonomamente, ognuno con motivazioni diverse e con competenze diverse, hanno fatto parte della comunità di EVA, che è stato prima di tutto un grande cantiere condiviso. Insieme a loro e agli abitanti-autocostruttori abbiamo realizzato quindi cinque abitazioni con la struttura in legno e tamponatura in balle di paglia.  Trattandosi di case autofinanziate, sia in fase progettuale sia in fase di realizzazione, l’intervento ha avuto una strategia basata sulla massima economia.

Le due tipologie abitative – una di 40m2, l’altra di 56m2 di superficie netta – con le quali è stato realizzato l’intervento sono il risultato di un attento ascolto del territorio, delle necessità della popolazione e di un laboratorio progettuale condotto con gli abitanti, la cui naturale continuazione è stata il cantiere di auto-costruzione. Allo stesso modo i caratteri distributivi sono una risposta agli inputs  progettuali: grandi finestre, e portefinestre, aperte su verande che consentono di trovarsi rapidamente all’esterno in caso di sisma anche in condizioni meteo avverse (pioggia, neve).

Le pareti in balle di paglia, inserite in un telaio in legno, forniscono i pregi di un sistema costruttivo semplice, economico, con un elevato rendimento termico e facile da realizzare, parametro, quest’ultimo, di grande rilevanza soprattutto quando si lavora con persone non esperte di opere edili.

Grazie all’elevato grado d’isolamento termico le pareti in paglia assicurano un’ottima tenuta sia in inverno, sia in estate. In particolare in inverno, malgrado le basse temperature locali, è sufficiente una modesta stufa a legna accesa per poche ore al giorno. Si ottiene così un abbattimento dei consumi energetici annui superiore al 75% rispetto ai tradizionali sistemi costruttivi.

Le dimensioni dell’edificio, in ogni sua componente, sono il risultato di un processo di ottimizzazione nell’impiego dei materiali, dettate in parte anche da un confronto realistico con la manodopera impegnata nella costruzione: si è scelto di non tagliare, ad esempio, la rete elettrosaldata per l’armo del cemento, e di non segare le tavole delle casseforme perché prese in prestito da un cantiere vicino.

«Le balle utilizzate sono di dimensioni standard di 100x45x35 cm, quindi facili da sollevare e da posizionare e non richiedono competenze particolari per essere utilizzate. Una volta completata la struttura, la finitura è realizzata con intonaco di calce e sabbia sui due lati, rendendo le murature ignifughe e isolate. Aspetti interessanti sono anche l’economicità del prodotto e la velocità di costruzione: l’acquisto e il trasporto a casa di ogni balla, può costare tra 1,50 e 2,50 euro, tanto che il costo di costruzione delle abitazioni è di circa 650,00 €/m2. Al termine dell’emergenza il villaggio sarà adattato a scopi sociali per la valorizzazione turistica del paese».

La copertura di uno degli edifici è stata coibentata con le coperte di lana vecchie e inutilizzabili per altri scopi. Il cocciopesto per l’intonaco è stato prodotto macinando vecchi coppi caduti a terra durante il terremoto; così facendo si sono anche ripulite le strade del paese.

Pannelli fotovoltaici sul tetto e solare termico assicurano elettricità e acqua calda, mentre un sistema di recupero delle acque piovane e la predisposizione di un impianto di fitodepurazione per il trattamento delle acque di scarico rendono questo complesso di abitazioni un eco-villaggio ad alta efficienza energetica.

 Ad oggi ancora in costruzione E.V.A. sarà composto da sette abitazioni che ospiteranno complessivamente ventidue abitanti.

E.V.A. è stata per tutti noi molto più di un cantiere, o un’emergenza. È stata un’occasione per ri-costruire legami e relazioni, e moltiplicarli, e renderli motore di una ricostruzione innanzi tutto sociale. Gli abitanti hanno trovato non solo una nuova casa, ma mezzo e un modo per ripartire.